Valentina Persia è tornata a parlare della depressione post partum nello studio di La volta buona, l’11 giugno 2026, davanti a Caterina Balivo e agli ospiti della trasmissione. Il suo racconto ha riportato al centro un tema che molte madri vivono in solitudine: la paura di sentirsi inadatte proprio quando tutti si aspettano felicità piena.
La comica ha collegato quell’esperienza al suo libro Questo bimbo a chi lo do, pensato come un gesto di vicinanza per chi attraversa i primi mesi dopo il parto senza trovare le parole giuste per chiedere aiuto. Il messaggio più netto è arrivato contro il giudizio: chi soffre non va messa sotto accusa, va ascoltata.

La storia completa
Nel salotto di La volta buona, Valentina Persia ha ripreso un passaggio personale già condiviso in passato con Caterina Balivo: i cinque mesi in cui, dopo la nascita dei gemelli Lorenzo e Carlotta, non è stata bene. Il punto, nelle sue parole, non è soltanto il dolore privato, ma il contrasto fra il racconto idealizzato della maternità e ciò che può accadere davvero quando una donna torna a casa con un neonato, o con due, e non si riconosce nelle emozioni che tutti le hanno promesso.
La frase che ha colpito lo studio è stata diretta: «Per cinque mesi non sono stata bene». Subito dopo, Persia ha spiegato che alla maternità ci si prepara spesso ascoltando solo il lato luminoso: l’amore immediato, la pienezza, l’idea di sentirsi finalmente appagate. Poi però può arrivare il rovescio: notti senza sonno, pianto, senso di inadeguatezza e paura.

Il racconto si è allargato al dopo. Quando dichiarò per la prima volta pubblicamente la depressione post partum, sempre con Balivo, le scrissero molte persone. Con alcune, ha raccontato, fece anche videochiamate per offrire supporto umano, pur chiarendo di non parlare da psicologa. Da lì nasce il senso del libro Questo bimbo a chi lo do: non un manuale medico, ma una presenza da comodino, una carezza per chi pensa di essere l’unica a stare male.
Il filo che unisce questa testimonianza ad altri passaggi della sua vita pubblica è la maternità vissuta senza cartoline perfette. In un’altra ospitata a La volta buona, Persia aveva raccontato anche la scelta della chirurgia dopo il parto gemellare: una diastasi addominale, cioè lo scollamento dei muscoli dell’addome, le aveva provocato gonfiore serale e due ernie. Da lì la decisione di richiudere la parete addominale e, insieme, di ricorrere a una mastoplastica additiva dopo l’allattamento.
I protagonisti
Valentina Persia è la voce centrale di questa storia: comica, personaggio televisivo e madre di Lorenzo e Carlotta. I figli, oggi quasi undicenni, sanno del libro e sanno che per la loro mamma i primi tempi non sono stati semplici. Questo dettaglio dà al racconto un peso diverso: non è una confessione chiusa nel passato, ma una memoria familiare condivisa con delicatezza.
Caterina Balivo è la conduttrice che ha raccolto il racconto in studio, dopo aver già ascoltato in passato la prima dichiarazione pubblica di Persia sulla depressione post partum. La presenza di Cristina Chiabotto e degli altri ospiti ha dato alla conversazione il tono di una testimonianza più che di una semplice intervista televisiva.
Nella biografia della comica compare anche Salvo, il compagno morto per una malattia congenita al cuore. Persia ha raccontato a Verissimo che una perdita così non si supera, ma cambia prospettiva. Nel 2015 ha poi scelto di diventare madre ricorrendo alla fecondazione in vitro, e così sono nati i gemelli Carlotta e Lorenzo.
Numeri e dettagli
I numeri aiutano a capire la dimensione concreta della vicenda. Persia ha parlato di cinque mesi di malessere dopo il parto: non un singolo giorno storto, ma un periodo abbastanza lungo da incidere sul modo in cui una donna percepisce se stessa come madre.
È diventata madre a 43 anni, dopo un percorso di fecondazione in vitro. I gemelli Lorenzo e Carlotta hanno oggi quasi 11 anni. Anche il dato sull’età entra nel suo racconto sul corpo: Persia ha spiegato che dopo una gravidanza gemellare in età adulta il recupero fisico non è lo stesso che a vent’anni, soprattutto quando ci sono conseguenze mediche come diastasi ed ernie.
Che cosa significa
Il valore pubblico di questa storia sta nel modo in cui rompe una frase detta spesso a metà: la maternità è meravigliosa, ma può anche far paura. Persia non nega l’amore per i figli; racconta, piuttosto, il panico di non sentirlo subito come le era stato detto. La psicologa le spiegò che già porsi quella domanda era un segno d’amore. Allora non lo capiva, oggi sì.
Per chi guarda dall’Italia, il punto è molto concreto. Tante donne arrivano al parto con l’idea di dover essere felici senza crepe, e proprio questa aspettativa rende più difficile alzare la mano quando qualcosa non va. Il racconto di un volto noto non sostituisce l’aiuto professionale, ma può abbassare la vergogna: se una madre riconosce in sé insonnia, pianto, assenza di gioia immediata o sconforto, può sentirsi autorizzata a parlarne.

Persia ha insistito su una cosa semplice e dura: non bisogna giudicare una donna che non riesce a chiedere aiuto. La sua esperienza suggerisce una catena chiara: il silenzio alimenta il senso di colpa, il giudizio lo peggiora, l’ascolto può diventare il primo passo per uscirne.
Cosa aspettarsi
Il passaggio televisivo porta nuova attenzione al libro Questo bimbo a chi lo do e al racconto personale che Persia continua a condividere. Non sono stati indicati nuovi appuntamenti o iniziative collegate, ma il messaggio confermato in trasmissione è esplicito: alle donne che sentono anche un minimo sconforto dopo il parto, la comica dice di chiedere aiuto perché, come ha detto lei, passa.
Domande frequenti
Che cosa ha detto Valentina Persia sulla depressione post partum?
Ha raccontato di non essere stata bene per cinque mesi dopo la nascita dei gemelli, sentendosi inadeguata, spaventata e lontana dall’idea di maternità felice che le era stata descritta.
Dove ha parlato Valentina Persia della sua esperienza?
Ne ha parlato a La volta buona, il programma condotto da Caterina Balivo, tornando su un tema che aveva già condiviso pubblicamente in passato.
Chi sono i figli di Valentina Persia?
I figli sono i gemelli Lorenzo e Carlotta. Hanno quasi 11 anni e, secondo quanto raccontato dalla madre, sanno del libro e dei primi mesi difficili vissuti dopo la loro nascita.
Perché ha scritto Questo bimbo a chi lo do?
Persia lo descrive come una carezza da tenere sul comodino, pensata per far sentire meno sole le donne che attraversano un momento fragile dopo il parto.
Valentina Persia ha chiesto aiuto?
Sì. Ha detto di aver alzato la mano e riconosciuto di avere un problema. Nel suo racconto, chiedere aiuto è stato il passaggio necessario per capire che una madre può essere buona anche se imperfetta.
Che cosa ha detto contro il giudizio sulle madri?
Ha invitato a non giudicare, perché non si può sapere cosa accade nella testa di una donna che non riesce a chiedere aiuto dopo il parto.