Santanchè, chiusa l’inchiesta su bancarotta e truffa allo Stato
Un atto di 23 pagine, notificato a Milano, apre un nuovo e complesso fronte giudiziario per Daniela Santanchè. La Procura ha concluso le indagini sui dissesti di Ki Group Holding, Ki Group Srl, Bioera e Umbria Srl, contestando a vario titolo bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato. Nel procedimento figurano l’ex ministra del Turismo, altre 15 persone e una società. La chiusura delle indagini non equivale a una condanna: precede le decisioni dei magistrati su un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Come si sono sviluppati i fatti
L’avviso di conclusione delle indagini è stato firmato dai pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà. Gli accertamenti sono stati svolti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano e riguardano società nelle quali Santanchè ha ricoperto incarichi amministrativi in periodi diversi.
Uno dei capitoli principali riguarda Ki Group Holding, fallita nel giugno 2025. Secondo l’accusa, la società avrebbe proseguito l’attività pur trovandosi in una situazione di grave squilibrio, accumulando debiti erariali e previdenziali superiori a 3,3 milioni di euro. I magistrati contestano inoltre la distribuzione di oltre 4,1 milioni di euro di dividendi nel 2015, nonostante un risultato netto consolidato negativo per più di 900 mila euro. Altri dividendi, per quasi 1,5 milioni, sarebbero stati distribuiti nel 2016.
Nel mirino rientra anche la costituzione di Ki Group Srl attraverso il conferimento di un ramo d’azienda valutato, secondo gli inquirenti, circa 8 milioni di euro in più del suo valore effettivo. Alla nuova società sarebbero stati trasferiti 16 milioni di passività e 11 milioni di attività. Per la Procura, l’operazione avrebbe indebolito ulteriormente la holding.
Ki Group Srl, fallita nel dicembre 2023 con un passivo di circa 2 milioni, avrebbe inoltre indicato nei bilanci del 2019 e del 2020 un avviamento da circa 10 milioni di euro che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto essere svalutato. Sono contestati anche due pagamenti da 122 mila e 137 mila euro per consulenze che i magistrati ritengono inesistenti.
Cosa emerge dagli atti
Il fascicolo ricostruisce una serie di operazioni che, nella tesi accusatoria, avrebbero aggravato crisi aziendali già evidenti. Tra queste figurano false plusvalenze per quasi 12 milioni di euro e due finanziamenti bancari ottenuti nel 2020 per complessivi 2,4 milioni. Una parte delle somme, richiesta per programmi di investimento e campagne di promozione, sarebbe stata trasferita ad altre società del gruppo per finalità diverse da quelle dichiarate.

Un filone distinto riguarda il sostegno pubblico ottenuto durante la pandemia. La Procura sostiene che nel marzo 2021 Invitalia sarebbe stata indotta a concedere un prestito agevolato da 2,7 milioni di euro e un credito d’imposta da 600 mila euro, per un beneficio complessivo di 3,3 milioni. I requisiti sarebbero stati dimostrati attraverso comunicazioni ritenute non veritiere, mentre non sarebbero stati segnalati debiti fiscali e previdenziali superiori a un milione di euro.
Per Bioera, fallita nel dicembre 2024, vengono contestati compensi agli amministratori per oltre 2,1 milioni di euro tra il 2018 e il 2023. Secondo i magistrati, quelle somme sarebbero state sproporzionate perché la società aveva già perso il capitale nel 2019 e presentava un patrimonio netto negativo superiore a 2 milioni.
Le posizioni delle parti
La difesa di Santanchè respinge le accuse. In una nota, i legali hanno ribadito la sua totale estraneità alle condotte contestate, la fiducia nella magistratura milanese e la convinzione che la senatrice abbia sempre agito correttamente.
Gli avvocati sottolineano inoltre che alcune condotte indicate nell’atto sarebbero riferite a periodi successivi alla cessazione degli incarichi societari ricoperti da Santanchè. Questo punto sarà presumibilmente centrale nelle memorie e negli atti difensivi che potranno essere depositati dopo la chiusura delle indagini.
L’avviso previsto dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale serve proprio a informare gli indagati delle accuse raccolte e consente loro di presentare documenti, chiedere interrogatori o sollecitare ulteriori accertamenti prima delle decisioni della Procura.
Le conseguenze del nuovo procedimento
Il caso si aggiunge al processo già in corso sulla vicenda Visibilia e all’udienza preliminare relativa alla presunta truffa ai danni dell’Inps per la cassa integrazione durante il periodo pandemico. Il nuovo fascicolo ha però una portata più ampia perché riunisce diversi fallimenti, numerose operazioni societarie e una presunta indebita acquisizione di fondi pubblici.

Per i creditori e per le curatele fallimentari, il passaggio successivo sarà rilevante perché un eventuale processo potrebbe chiarire la destinazione delle risorse e le responsabilità nelle gestioni. Invitalia risulta parte offesa per la contestazione relativa al finanziamento e al credito d’imposta.
Sul piano politico, l’inchiesta coinvolge una senatrice di Fratelli d’Italia ed ex componente del governo. Le fonti fornite non indicano, tuttavia, nuove decisioni del partito o conseguenze immediate sul mandato parlamentare.
I prossimi passaggi
Dopo la notifica, gli indagati potranno esercitare le facoltà previste per la difesa. La Procura valuterà quindi gli eventuali elementi presentati e deciderà se chiedere il rinvio a giudizio, modificare le contestazioni o domandare l’archiviazione di singole posizioni.
Solo dopo un’eventuale richiesta di processo sarà un giudice a stabilire se le accuse debbano arrivare al dibattimento. Fino a una sentenza definitiva, Santanchè e gli altri indagati devono essere considerati non colpevoli.
Domande frequenti
Di cosa è accusata Daniela Santanchè nella nuova inchiesta?
La Procura di Milano contesta a vario titolo bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato, in relazione ai dissesti di diverse società.
A quanto ammonta la presunta truffa a Invitalia?
L’accusa riguarda un prestito da 2,7 milioni di euro e un credito d’imposta da 600 mila euro, per un totale di 3,3 milioni.
La chiusura delle indagini significa che Santanchè andrà a processo?
No. È un passaggio precedente: la Procura deve ancora decidere se presentare una richiesta di rinvio a giudizio.
Quali società sono coinvolte?
Gli atti citano Ki Group Holding, Ki Group Srl, Bioera e Umbria Srl, con posizioni e contestazioni differenti.
Come ha risposto la difesa di Santanchè?
I legali hanno ribadito la sua estraneità alle accuse, la correttezza della sua condotta e la piena fiducia nel procedimento giudiziario.
Risorse
Fonti e riferimenti citati in questo articolo.
