Cosa c'è dietro l'impennata dell'età pensionabile in Italia?

Il Rendiconto Inps svela un forte innalzamento dell'età pensionabile media in Italia, trainato dal taglio delle deroghe e da profonde disparità geografiche e di genere.

Età pensionabile Inps: i dati del Rendiconto
Ultimo aggiornamentoJun 24, 2026, 5:21:14 PM
1 settimana fa
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Cosa c'è dietro l'impennata dell'età pensionabile in Italia?

Gli uffici dell'Inps a Roma, solitamente associati a fredde tabelle statistiche, hanno appena sfornato un documento che fotografa una realtà sociale ed economica in profonda trasformazione. Il Rendiconto Sociale 2025 svela una Penisola in cui l'uscita dal mondo del lavoro assomiglia sempre più a un miraggio lontano, soprattutto per le donne e per i residenti del Mezzogiorno. I dati non lasciano spazio a dubbi: le strette normative degli ultimi anni hanno bruscamente frenato i pensionamenti anticipati, costringendo i lavoratori a restare in attività molto più a lungo rispetto al passato recente.

Lavoratori anziani e previdenza in Italia
L'età pensionabile media in Italia continua a salire sensibilmente — la Repubblica

Come si sono evoluti i numeri

I dati diffusi dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell'istituto evidenziano che nel 2025 i pensionati Inps sono scesi a 15.435.694 (di cui 7.426.392 maschi e 8.009.302 femmine), un netto calo rispetto ai 15.765.032 registrati nel 2022. Questa contrazione è l'effetto diretto del minor numero di trattamenti previdenziali liquidati, che si sono attestati a 834.658 nel 2025 rispetto agli 861.949 del 2024 e agli 878.369 del 2022.

Parallelamente alla diminuzione dei nuovi pensionati, si registra una crescita costante dell'età media al momento del pensionamento. Per le donne si è passati dai 64,4 anni del 2022 ai 65,4 anni del 2025, mentre per gli uomini l'età media è salita da 63,7 anni a 64,1 anni nello stesso arco temporale. Esistono inoltre profonde asimmetrie geografiche: al Nord l'accesso alla pensione è più precoce rispetto al Sud, dove i lavoratori si trovano a dover attendere quasi esclusivamente il compimento dei requisiti di vecchiaia ordinari.

Sotto la superficie della stretta previdenziale

Anche se l'età pensionabile teorica prevista dalla legge Fornero è fissata a 67 anni, la media reale è inferiore per via dei canali di uscita anticipata. Tuttavia, la ragione principale per cui l'età effettiva sta crescendo rapidamente risiede nel progressivo smantellamento delle misure di flessibilità da parte dei recenti esecutivi. La cancellazione delle vecchie formule e il ricalcolo contributivo introdotto per strumenti come Quota 103 hanno drasticamente ridotto la platea dei beneficiari: le uscite tramite le 'Quote' sono crollate dalle 112.982 del 2021 alle appena 5.643 del 2025. Una sorte simile è toccata a Opzione Donna, le cui severe restrizioni hanno fatto precipitare le beneficiarie da 26.427 nel 2022 a sole 3.860 nel 2025.

A questa dinamica si aggiunge una preoccupante svalutazione economica degli assegni. L'Inps evidenzia uno scostamento negativo tra l'importo delle pensioni già vigenti e quelle di nuova liquidazione, con un taglio medio che raggiunge i 148 euro mensili per le pensioni di anzianità dei maschi. Per i dipendenti del settore privato, un lavoratore andato in pensione nel 2025 ha percepito in media 248 euro in meno rispetto alla media storica della propria gestione, mentre per la Pubblica Amministrazione il calo è stato di 76 euro.

Grafico calo importi pensioni Inps
Il valore medio dei nuovi assegni previdenziali ha subito una contrazione — Open

Voci e opinioni dal dibattito istituzionale

Il forte divario di genere emerge in tutta la sua gravità nei dati sugli importi medi delle pensioni previdenziali (invalidità, vecchiaia e superstiti). Se la media complessiva si attesta a 1.876,1 euro lordi mensili, per le donne la cifra scende a 1.491,7 euro, evidenziando un assegno inferiore del 34% rispetto ai 2.260,6 euro medi degli uomini. Nel caso specifico della vecchiaia per i lavoratori dipendenti privati, la forbice sfiora addirittura il 45% in meno per la componente femminile.

Questo squilibrio riflette le disparità della vita lavorativa attiva, caratterizzata da carriere femminili più frammentate e da un largo impiego del tempo parziale. Basti pensare che nel settore privato le retribuzioni giornaliere medie del 2024 sono state di 111,1 euro per gli uomini e di 82,6 euro per le donne, con un divario del 25,65%.

I cambiamenti sociali impongono di aggiornare in maniera organica e di dare stabilità ad un sistema previdenziale che da decenni vive di sperimentazioni, proroghe e interventi contingenti mentre sarebbe auspicabile dare certezze alle persone.

Roberto Ghiselli, Presidente del Civ Inps

Dal punto di vista della sostenibilità dei conti, il presidente dell'Inps Gabriele Fava ha comunque rassicurato sul fatto che i bilanci dell'ente sono in ordine, pur riconoscendo le complesse sfide strutturali legate all'invecchiamento della popolazione. Sul fronte governativo, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha posto l'accento sulla necessità di potenziare i canali alternativi, spiegando che l'intervento statale deve mirare a incentivare maggiormente la previdenza complementare per contrastare il rischio di avere una platea futura di pensionati poveri.

Uno sguardo d'insieme

La disparità territoriale nell'accesso alla pensione riflette fedelmente la stabilità del mercato occupazionale italiano. Chi vanta una carriera continuativa e priva di interruzioni contributive può usufruire della pensione anticipata ordinaria (che richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) a prescindere dall'età anagrafica. Questo meccanismo premia le regioni del Nord, dove l'occupazione è storicamente più stabile. Al contrario, la discontinuità contrattuale tipica del Mezzogiorno costringe la maggior parte dei lavoratori ad attendere i requisiti anagrafici della pensione di vecchiaia.

La mappa geografica dei pensionamenti tracciata dall'Inps delinea chiaramente questa spaccatura:

  • Donne sotto i 65 anni: Trentino-Alto Adige, Veneto, Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna.
  • Donne sopra i 66 anni: Abruzzo, Puglia, Lazio, Sardegna, Basilicata, Sicilia, Molise, Campania, Calabria, Umbria (con quest'ultima che tocca i 67 anni esatti).
  • Uomini sotto i 63 anni: Trentino-Alto Adige (record minimo a 62,3 anni), Valle d'Aosta, Veneto.
  • Uomini sopra i 66 anni: Campania e Calabria.

Le prossime tappe della previdenza

L'andamento della spesa previdenziale complessiva, salita a 325 miliardi di euro nel 2025 rispetto ai 320 miliardi dell'anno precedente, risente quasi interamente dell'adeguamento automatico degli assegni all'inflazione e ai prezzi al consumo. Sul piano dei servizi interni, l'istituto sta facendo i conti con una progressiva riduzione del proprio organico, sceso a 24.521 unità nel 2025 contro le oltre 26.000 del 2023, una carenza di personale che si fa sentire soprattutto nelle sedi settentrionali. Per mitigare il problema e garantire la continuità dei servizi sul territorio, l'ente ha confermato che sono in fase di gestione e pianificazione nuovi concorsi pubblici per l'assunzione di personale.

Domande frequenti

Qual è l'età media in cui si va in pensione in Italia?
Secondo il Rendiconto Inps, l'età media per le donne è salita a 65,4 anni, mentre per gli uomini si attesta a 64,1 anni.
Perché l'importo delle nuove pensioni è più basso?
I nuovi assegni risentono delle recenti restrizioni normative e dei sistemi di calcolo contributivo. Per le pensioni di anzianità degli uomini si registra un calo medio di 148 euro mensili.
In quale regione italiana si va in pensione prima?
Il primato spetta agli uomini del Trentino-Alto Adige, che lasciano il lavoro in media a 62,3 anni.
Quanto incide il divario di genere sulle pensioni?
L'importo medio mensile delle donne è inferiore del 34% rispetto a quello degli uomini, un divario che sale al 45% per le pensioni di vecchiaia dei dipendenti privati.
Cos'è successo a Opzione Donna e Quota 103?
Le restrizioni introdotte hanno quasi azzerato queste uscite. Le lavoratrici che hanno beneficiato di Opzione Donna sono scese a 3.860, mentre i beneficiari delle Quote si sono ridotti a 5.643.
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Scritto da

Jody Nageeb

Caporedattore

Esperto in tendenze di business, sport e trasporti.

Questo articolo è stato prodotto con strumenti editoriali assistiti dall'IA e revisionato secondo gli standard editoriali di Trend Digest prima della pubblicazione.

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