Medici di famiglia, stop alla riforma: Bertolaso lascia l’incarico nelle Regioni

La riforma della medicina territoriale si ferma dopo lo scontro con sindacati e maggioranza. Bertolaso contesta la retromarcia e lascia il ruolo nelle Regioni.

Medici di famiglia, stop alla riforma Schillaci
Ultimo aggiornamentoJun 10, 2026, 8:29:03 PM
3 settimane fa
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Medici di famiglia, stop alla riforma: Bertolaso lascia l’incarico nelle Regioni

La riforma della medicina territoriale promossa dal ministro della Salute Orazio Schillaci si è fermata il 10 giugno 2026 dopo il confronto tra ministero e assessori regionali alla sanità. La retromarcia cambia il percorso delle Case di comunità e apre una frattura politica, con Guido Bertolaso contrario alla scelta e pronto a lasciare il ruolo di vice coordinatore della Commissione Salute.

Per cittadini e Regioni il nodo resta molto concreto: chi lavorerà nelle nuove strutture finanziate dal Pnrr e con quali regole. La partita non riguarda solo i medici, ma l’accesso alle cure territoriali, gli anziani, i malati cronici e il peso che oggi finisce spesso sui pronto soccorso.

Sanità territoriale e riforma dei medici di famiglia
La riforma della medicina territoriale si ferma dopo il confronto tra ministero e Regioni — ANSA

La storia completa

Secondo quanto riferito da ANSA sulla riforma ritirata, il decreto legge che avrebbe inserito i medici di famiglia nelle Case di comunità e previsto il passaggio alla dipendenza per una parte di loro sarebbe stato accantonato. La comunicazione sarebbe arrivata dal capo di gabinetto del ministero della Salute, Marco Mattei, agli assessori regionali alla sanità.

Il testo non era mai stato presentato formalmente, ma aveva già prodotto uno scontro duro. Era stato illustrato da Schillaci alla Conferenza delle Regioni, poi rielaborato dalle Regioni stesse, mentre i sindacati chiedevano di essere coinvolti nelle decisioni che avrebbero inciso direttamente sul lavoro dei medici di medicina generale.

La svolta è arrivata dopo il no dei sindacati e, secondo Quotidiano Sanità, dopo l’input di Palazzo Chigi a non procedere con il decreto. Al posto del provvedimento più ampio resterebbero due strade: una norma tramite emendamento a un atto già all’esame del Parlamento, oppure l’inserimento della misura nell’Atto di indirizzo della nuova convenzione con la medicina generale.

Medici di famiglia e Case della comunità
La discussione si concentra ora sulle ore settimanali nelle Case della comunità — Quotidiano Sanità

Il punto rimasto sul tavolo è molto più ristretto: l’obbligo per i medici di famiglia di garantire 6 ore settimanali nelle Case della comunità. È una riduzione netta rispetto al disegno iniziale, che comprendeva dipendenza residuale, revisione della formazione e modifiche alla remunerazione.

Chi è coinvolto

Orazio Schillaci, ministro della Salute, è il titolare politico della proposta. Marco Mattei, capo di gabinetto del ministero, avrebbe comunicato agli assessori regionali lo stop al decreto e il cambio di percorso.

Guido Bertolaso, assessore alla Sanità della Lombardia e vice coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, è la figura che più ha reagito alla retromarcia. Secondo ANSA, avrebbe lasciato il tavolo annunciando dimissioni; secondo Quotidiano Sanità, avrebbe rassegnato le dimissioni dal ruolo di vice coordinatore dopo aver espresso dissenso e amarezza.

Nel confronto pesano anche i sindacati dei medici. Pina Onotri, segretaria generale del Sindacato medici italiani, citata dalla Stampa, ha criticato l’idea di chiedere ai medici già in servizio di dividersi tra studi e Case di comunità in un contesto di carenza di risorse e carichi di lavoro già alti.

I numeri

Il tema delle risorse è il cuore della vicenda. Il Sole 24 Ore segnala che dall’Europa, grazie al Pnrr, sono arrivati 2 miliardi di euro per costruire le strutture, mentre l’apertura di oltre mille Case di comunità in tutta Italia è indicata come vicina.

Questi numeri spiegano perché lo stop al decreto non chiude il problema, anzi lo rende più urgente. I fondi hanno finanziato soprattutto i muri; ora serve personale per far funzionare luoghi nati per visite, prevenzione, primi esami e assistenza a pazienti anziani o cronici.

Un altro dato rilevante riguarda il possibile compromesso: 6 ore alla settimana nelle Case della comunità. Rispetto a una riforma complessiva del rapporto tra medici di famiglia e Servizio sanitario nazionale, è una misura limitata e ancora legata alla trattativa con le organizzazioni sindacali.

Che cosa significa

Per chi vive in Italia, la questione si traduce in una domanda semplice: quando il medico di famiglia non si trova, dove si va? Le testimonianze raccolte dal Corriere Milano parlano di cittadini che, senza un medico disponibile, vedono come alternative il pronto soccorso o una visita privata a pagamento.

Case di comunità e assistenza territoriale
Le Case di comunità devono essere riempite di servizi e personale per evitare il rischio di strutture vuote — Il Sole 24 ORE

La riforma avrebbe provato a spostare parte dell’assistenza dagli studi individuali verso équipe territoriali. La logica era alleggerire gli ospedali e intercettare prima i bisogni dei pazienti cronici, ma lo scontro sul contratto e sull’autonomia professionale ha frenato il percorso.

Il rischio, segnalato da più fonti, è che le Case di comunità restino strutture nuove ma non pienamente operative. Per le famiglie, soprattutto con persone anziane o fragili, questo significa tempi più lunghi, più pressione sui pronto soccorso e più spesa privata quando il servizio pubblico non riesce a rispondere.

Cosa aspettarsi

Il decreto legge non sembra più il veicolo scelto. Il confronto dovrebbe spostarsi su un emendamento oppure sull’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione con la medicina di famiglia.

Quotidiano Sanità riferisce che è stato fissato un nuovo incontro per la prossima settimana sul ddl delega per l’assistenza ospedaliera e territoriale. Il risultato concreto da seguire sarà se Governo, Regioni e sindacati riusciranno a trasformare il compromesso sulle ore nelle Case della comunità in una regola applicabile.

Domande frequenti

Perché è saltata la riforma dei medici di famiglia?

La riforma si è fermata dopo il no dei sindacati e le resistenze politiche emerse nella maggioranza. Il decreto non era stato presentato formalmente e dovrebbe essere sostituito da un percorso più limitato, tramite emendamento o Atto di indirizzo.

Che cosa prevedeva la riforma Schillaci?

La proposta puntava a inserire i medici di famiglia nelle Case di comunità e a prevedere il passaggio alla dipendenza per una parte di loro. Comprendeva anche interventi su organizzazione del lavoro, formazione e remunerazione.

Che ruolo ha Guido Bertolaso in questa vicenda?

Bertolaso è assessore alla Sanità della Lombardia e vice coordinatore della Commissione Salute delle Regioni. Secondo le fonti citate, ha contestato lo stop alla riforma e ha lasciato il ruolo di vice coordinatore in segno di dissenso.

Cosa cambia per le Case di comunità?

Le strutture restano al centro della sanità territoriale finanziata dal Pnrr, ma il problema è il personale. Senza una regola chiara sulla presenza dei medici di famiglia, il rischio è che non riescano a offrire tutti i servizi previsti.

Quante ore dovrebbero fare i medici nelle Case della comunità?

La soluzione ora discussa parla di 6 ore settimanali nelle Case della comunità. La misura non è ancora definita in via definitiva e dovrebbe passare da una norma o dalla convenzione con la medicina generale.

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Scritto da

Sandy Nageeb

Caporedattore

Scrittore ed editore esperto che si occupa di tecnologia, scienza e salute.

Questo articolo è stato prodotto con strumenti editoriali assistiti dall'IA e revisionato secondo gli standard editoriali di Trend Digest prima della pubblicazione.

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