Sentenza TAR Veneto: stop ai ritardi per l'asilo a Vicenza e Venezia

Il TAR del Veneto condanna le Questure di Vicenza e Venezia per i ritardi sistematici e l'inaccessibilità al diritto d'asilo, imponendo tempi certi per la registrazione delle domande.

TAR Veneto condanna Questure Vicenza e Venezia per ritardi asilo
Last UpdateApr 7, 2026, 4:34:03 PM
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Mesi di attesa per un modulo: il TAR del Veneto smonta il sistema dei ritardi nelle Questure

Una sentenza che pesa come un macigno: il tribunale amministrativo ha sancito che il diritto d'asilo non può essere ostacolato dalla burocrazia lumaca o da portali digitali che non funzionano. Non si tratta di una semplice critica amministrativa, ma di una condanna ferma contro le prassi delle Questure di Vicenza e Venezia, dove richiedere protezione era diventato un percorso a ostacoli quasi insuperabile. Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, e questa volta il Ministero dell'Interno dovrà rispondere di ritardi che hanno lasciato centinaia di persone in un limbo giuridico e umano per mesi.

Migranti in attesa
La sentenza del TAR del Veneto evidenzia le criticità sistemiche nella gestione delle domande d'asilo.

In sintesi

  • Il TAR del Veneto ha condannato le Questure di Vicenza e Venezia per l'inaccessibilità sistematica alla procedura d'asilo.
  • Accertati ritardi ingiustificati che costringevano i richiedenti a notti in coda o a mesi di attesa per un appuntamento tramite portale.
  • La sentenza impone all'amministrazione di fissare appuntamenti entro termini ragionevoli (massimo 15 giorni).
  • Il tribunale ha respinto la tesi della 'carenza di personale' come giustificazione per la violazione di un diritto fondamentale.

Il racconto di un'attesa infinita

Immaginate di dover esercitare un diritto garantito dalla Costituzione e di trovarvi davanti a un muro di gomma. Per mesi, a Vicenza e Venezia, il portale 'Prenotafacile' è stato tutt'altro che facile, risultando costantemente privo di disponibilità. Chi non riusciva a connettersi era costretto a tentare la fortuna fisicamente, dando vita a scene degradanti con file interminabili davanti agli uffici fin dalle prime luci dell'alba, sperando di essere tra i pochi fortunati ammessi quel giorno.

Questura di Vicenza
La sede della Questura di Vicenza, al centro della recente sentenza amministrativa.

I giudici amministrativi hanno analizzato diversi ricorsi presentati da cittadini stranieri che, nonostante avessero manifestato la volontà di chiedere asilo, non ricevevano né un appuntamento né il 'cedolino' (il documento provvisorio che attesta la regolarità del soggiorno durante l'iter). Questa paralisi non è solo un disguido tecnico, ma una violazione della normativa europea e nazionale che impone la registrazione della domanda entro pochi giorni lavorativi.

Il tempo è un fattore cruciale per chi scappa da guerre e persecuzioni; negare l'accesso alla procedura significa negare l'esistenza stessa della persona davanti allo Stato.

Rappresentante legale, Centro Diritti Umani

Cosa succedeva a chi restava fuori? Senza il documento della Questura, queste persone rimanevano in una sorta di 'zona grigia': impossibilitate a lavorare legalmente, ad accedere all'assistenza sanitaria completa o a un centro di accoglienza. Una situazione di vulnerabilità estrema creata paradossalmente proprio da chi dovrebbe garantire l'ordine e il rispetto della legge.

Perché questa sentenza cambia le carte in tavola

La decisione del TAR del Veneto non è un caso isolato, ma si inserisce in un filone giuridico sempre più compatto. La novità sta nella forza con cui i giudici hanno ribadito che le carenze organizzative del Ministero non possono ricadere sui cittadini. In parole povere, se mancano agenti o se il software non funziona, è lo Stato a dover correre ai ripari, non il richiedente asilo a dover aspettare all'infinito. A buon intenditor, poche parole: la macchina burocratica deve girare, o si finisce in tribunale.

Inclusione e diritti
L'integrazione passa inevitabilmente attraverso procedure amministrative trasparenti e rapide.

Per noi qui in Veneto, questo significa un richiamo alla dignità dei servizi pubblici. La gestione dell'immigrazione non è solo una questione di sicurezza, ma di efficienza amministrativa. Quando gli uffici pubblici non funzionano, si crea disordine sociale, si alimentano le file in strada e si spinge la gente verso l'illegalità per disperazione. Una Questura efficiente è un vantaggio per l'intera comunità, non solo per chi sta in coda.

Cosa aspettarsi ora

A seguito della sentenza, le Questure coinvolte dovranno modificare radicalmente il sistema di ricezione. Ci si aspetta un potenziamento dei turni o un'apertura dei canali di prenotazione che garantisca risposte entro le 2 settimane stabilite dai giudici. Le associazioni per i diritti umani monitoreranno attentamente che le 'notti in coda' diventino solo un brutto ricordo e che la digitalizzazione diventi uno strumento di aiuto, non una barriera invisibile.

Domande Frequenti (FAQ)

  • Cosa ha stabilito esattamente il TAR del Veneto? Ha dichiarato illegittimo il ritardo delle Questure nel ricevere le domande d'asilo, imponendo l'obbligo di fissare appuntamenti entro termini brevissimi.
  • Perché le Questure non accettavano le domande? L'amministrazione ha addotto motivi di sovraccarico di lavoro e malfunzionamenti tecnici dei portali di prenotazione online.
  • Quali città sono coinvolte da questa sentenza? Il provvedimento riguarda specificamente le Questure di Venezia e Vicenza, ma stabilisce un precedente per tutta l'amministrazione italiana.
  • Cosa rischiano le persone senza appuntamento? Rischiano di non poter accedere ai servizi di base (sanità, lavoro, accoglienza) poiché non dispongono di un documento che attesti la loro regolare presenza per motivi di asilo.
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Scritto da

Ahmed Sezer

Caporedattore

Specialista in politica, governo e argomenti di interesse pubblico generale.

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