Il ddl caccia oggi al Senato: scontro aperto sulla tutela della biodiversità
Il dibattito politico e sociale in Italia si accende attorno al disegno di legge 1552, che punta a riformare la storica legge quadro sulla caccia del 1992. I cittadini italiani assistono a un confronto serrato tra la maggioranza di governo, decisa a modificare norme ferme da oltre trent'anni, e un fronte compatto di opposizioni, scienziati e ambientalisti preoccupati per le sorti del patrimonio naturale. Al centro della discussione ci sono il bilanciamento tra le attività umane e la conservazione degli ecosistemi in un'epoca segnata da forti criticità climatiche.
Il contesto normativo
L'attuale impianto regolatorio della caccia in Italia si fonda sulla legge 157 del 1992, un testo che trentaquattro anni fa nacque da un lungo lavoro trasversale capace di coinvolgere forze politiche, ambientalisti e associazioni venatorie. Quella norma stabili il principio cardine secondo cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato. Tuttavia, i promotori della nuova riforma, tra cui il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, sostengono che da allora il territorio e la distribuzione della selvaggina siano profondamente mutati, rendendo necessario un aggiornamento burocratico e gestionale.
Dall'inizio della legislatura, le proposte di modifica targate Lega e Fratelli d'Italia hanno avviato un iter formale nelle commissioni Ambiente e Industria a partire dal 3 luglio 2025. Il testo attuale, che porta la firma del presidente dei senatori di FdI Lucio Malan e conta 20 articoli, è approdato all'Aula di Palazzo Madama dove l'esame è iniziato il 17 giugno con la relazione della senatrice Francesca Tubetti. La maggioranza difende le modifiche parlando di una razionalizzazione del sistema per rispondere ai danni subiti dall'agricoltura e ai rischi per la sicurezza stradale causati dal sovrannumero di alcune specie.
I dettagli del provvedimento in discussione
La riforma intende modificare lo status dei cacciatori, definendoli come "bioregolatori" e qualificando formalmente l'attività venatoria come utile alla conservazione della biodiversità. Tra le novità principali figura l'uso di visori notturni e silenziatori per il prelievo degli ungulati, oltre a limiti meno rigidi per i richiami vivi. Sul fronte politico, l'esame degli oltre 900 emendamenti presentati dalle opposizioni ha subito rallentamenti a causa della mancanza del numero legale in Aula, spingendo il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo a chiedere la sospensione delle sedute. Le votazioni riprenderanno martedì 23 giugno.
A fronte delle dure critiche delle minoranze e delle associazioni ambientaliste, la Cabina di Regia del mondo venatorio — che unisce Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi, Italcaccia e il CNCN — è intervenuta sollevando un argine contro quella che definisce una campagna di disinformazione allarmistica. I rappresentanti dei cacciatori precisano che non ci sarà alcuna caccia libera sulle spiagge durante la stagione balneare, né una deregolamentazione nei centri urbani o nei parchi nazionali, poiché la pianificazione territoriale rimarrà sotto il controllo delle Regioni. Anche l'inclusione di oche e piccioni inselvatichiti tra le specie gestibili o l'uso di dispositivi optoelettronici saranno vincolati a rigidi piani scientifici regionali.

Le reazioni delle parti coinvolte
Le opposizioni politiche contestano duramente il testo. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito il ddl una resa incondizionata alle frange venatorie più estremiste, chiedendone il ritiro immediato. Sulla stessa linea Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che accusa la maggioranza di voler sacrificare l'interesse generale per favorire interessi particolari, mentre Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra denuncia un attacco diretto ai parchi e alle aree protette.
Anche all'interno dell'alveo familiare e ideale del centrodestra sono emerse voci critiche. Nicole Berlusconi, nipote del fondatore di Forza Italia, ha espresso via social una netta contrarietà al provvedimento, invitando i membri del partito a ricordare i valori del benessere animale difesi dallo zio. Sul versante ambientalista, sigle come Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf evidenziano che il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha riconosciuto l'esistenza di criticità, in particolare sul superamento del limite stagionale del 10 febbraio e sul ridimensionamento del parere dell'Ispra. Persino la Lipu ha reso nota una lettera della Segreteria di Stato del Vaticano, in cui si manifesta l'attenzione di Papa Francesco per la tutela del creato.
L'impatto sul mondo scientifico
La preoccupazione più strutturata proviene da dieci società scientifiche italiane, tra cui la Società Entomologica Italiana e il Centro Italiano Studi Ornitologici, che hanno inviato una lettera formale alle alte cariche dello Stato. Gli scienziati ricordano che in Italia il 28% delle specie di vertebrati valutate è a rischio estinzione e che la quota sale al 26% per gli uccelli nidificanti. Secondo i dati ufficiali dell'Ispra, il prelievo venatorio stimato tra le stagioni 2017/2018 e 2022/2023 supera già i 32 milioni di uccelli.
Ridurre il peso scientifico dell'Ispra nei processi decisionali, secondo gli studiosi, espone il Paese al rischio concreto di nuove procedure d'infrazione da parte dell'Unione Europea per violazione delle direttive "Uccelli" e "Habitat". Di parere differente è Giuliano Milana, zoologo e vicepresidente di Wilderness Italia, il quale osserva che svecchiare una legge di oltre trent'anni è indispensabile e che le risorse economiche derivanti da una gestione controllata della fauna potrebbero finanziare la conservazione degli habitat naturali, sgravando la finanza pubblica dai costi dei risarcimenti agricoli.

Le prospettive future
Il vero banco di prova si consumerà nei prossimi giorni nell'Aula del Senato, dove la maggioranza cercherà di superare l'ostruzionismo delle opposizioni per ottenere il primo via libera formale al testo. Trattandosi di un disegno di legge e non di un decreto d'urgenza, i tempi parlamentari consentiranno ulteriori margini di discussione e possibili modifiche prima del passaggio definitivo alla Camera.
Resta da vedere se le mediazioni tecniche eviteranno lo scontro formale con la Commissione Europea, con cui sono già in corso interlocuzioni. Nel caso di un'approvazione senza modifiche, le associazioni ambientaliste hanno già annunciato l'intenzione di appellarsi al Presidente della Repubblica e alle istituzioni comunitarie per verificare la conformità del testo con l'articolo 9 della Costituzione.
Domande frequenti
Cosa prevede il ddl caccia per l'uso di visori notturni?
Il disegno di legge introduce la possibilità di utilizzare visori notturni e dispositivi optoelettronici, ma esclusivamente all'interno di contesti specifici legati alla caccia di selezione agli ungulati, per garantire maggiore precisione e sicurezza negli interventi.
La riforma cancella il silenzio venatorio?
No, la Cabina di Regia del mondo venatorio ha precisato che nel testo non è prevista l'eliminazione delle giornate di silenzio venatorio. La regolamentazione dei tempi e dei giorni rimane affidata alle leggi vigenti e ai singoli calendari regionali.
Qual è la posizione dell'Ispra secondo il nuovo testo?
Il ddl ridefinisce il ruolo dell'Ispra inserendolo in un sistema consultivo più ampio che comprende Regioni, istituzioni e rappresentanze dei settori agricolo, venatorio e ambientalista. Gli scienziati denunciano un indebolimento del suo parere tecnico, mentre i promotori parlano di un ampliamento delle competenze nel rispetto dei dati scientifici.
Si potrà cacciare liberamente sulle spiagge o nei parchi?
No. I parchi nazionali, le oasi di protezione e i centri urbani rimangono totalmente interdetti alle attività venatorie ordinarie per motivi di sicurezza pubblica. La caccia lungo le coste è già normata dalle Regioni e non sarà consentita durante la stagione balneare.
Risorse
Fonti e riferimenti citati in questo articolo.
