Palermo: Davide Faraone e Italia Viva svelano il mistero delle cartoline antiracket ai boss
Centinaia di cartoline adesive, attaccate una dopo l'altra tra i pali della luce, le cabine elettriche e i muri di Palermo, hanno tenuto con il fiato sospeso la città per oltre una settimana prima che i loro autori decidessero di uscire allo scoperto. Una mobilitazione silenziosa, priva di sigle politiche o firme, nata nel cuore della notte per lanciare un avvertimento diretto ai boss di Cosa nostra appena scarcerati e ritornati nei propri quartieri di origine.

I punti chiave della vicenda
- Centinaia di adesivi a forma di cartolina postale sono apparsi dal 7 luglio in vari quartieri caldi di Palermo, tra cui Uditore, Passo di Rigano, San Lorenzo, Acquasanta, Tommaso Natale, Sferracavallo e lo Zen.
- Le cartoline erano indirizzate esplicitamente ai boss mafiosi condannati e scarcerati, avvertendoli che in caso di richieste di pizzo sarebbero stati denunciati immediatamente.
- Allo Zen il testo è stato modificato per rivolgersi ai giovani con un monito chiaro: "Se lavori per un mafioso, il tuo stipendio si chiama carcere".
- Il parlamentare e vicepresidente di Italia Viva-Casa Riformista, Davide Faraone, ha rivendicato pubblicamente la paternità della campagna, dichiarando che l'azione è stata condotta dal suo gruppo politico.
- La pizzeria "Ulisse" di Tommaso Natale, citata da Faraone come base logistica del gruppo, ha preso nettamente le distanze dall'iniziativa per evitare strumentalizzazioni.
Cronaca di una mobilitazione notturna
Tutto è iniziato il 7 luglio 2026, quando le strade tra l'Uditore e Passo di Rigano si sono svegliate tappezzate di finti invii postali. Le cartoline presentavano un'affrancatura fittizia con un "francobollo" dedicato alla Cattedrale di Palermo e un finto annullo postale indicante il quartiere di partenza come mittente. Il testo recitava: Bentornati, ci auguriamo che il carcere vi abbia rieducati. Tuttavia, se proverete a chiedere il pizzo noi vi denunceremo e voi tornerete in carcere
. Nei giorni successivi la campagna si è allargata progressivamente ad altre borgate colpite da recenti intimidazioni a commercianti e imprenditori, come Sferracavallo e Acquasanta.
La svolta comunicativa è avvenuta quando le cartoline sono state affisse nel quartiere Zen. Qui gli adesivi sono comparsi nei pressi di luoghi fortemente simbolici, come il bar Cheri — vittima di intimidazioni in passato —, vicino alla scuola Giovanni Falcone allo Zen 2 e all'ingresso della parrocchia San Filippo Neri. In questo caso il messaggio non era più indirizzato ai vecchi boss, bensì ai ragazzi del posto, esortandoli a rifiutare le offerte di reclutamento della criminalità organizzata a poche ore dallo smantellamento di un'organizzazione armata locale da parte delle forze dell'ordine.

Dopo giorni di speculazioni sull'identità dei promotori, il deputato Davide Faraone ha svelato il retroscena con un post sui social network. Faraone ha spiegato che l'azione è stata condotta materialmente da lui stesso e da un gruppo di militanti e volontari di Italia Viva-Casa Riformista, che si riunivano la sera per pianificare le affissioni strada per strada, palo per palo.
La lotta alla mafia non si combatte soltanto nei tribunali o nelle caserme. Si combatte anche nello spazio pubblico, nelle parole, nei simboli, nella capacità di rompere l'indifferenza.
Il significato dell'azione civile e le polemiche locali
L'operazione ha voluto colpire l'immaginario collettivo in territori storicamente controllati dalle famiglie mafiose, puntando sulla riappropriazione dello spazio pubblico urbano. L'intento dichiarato dal gruppo di Italia Viva è contrastare la percezione di normalità e impunità di cui godono i boss tornati in libertà dopo aver scontato le proprie pene detentive. Utilizzando un linguaggio diretto e canali non convenzionali, i promotori hanno cercato di innescare discussioni tra la cittadinanza e di dare un segnale di vicinanza ai commercianti della zona.
Tuttavia, la rivendicazione politica ha sollevato un'immediata polemica di carattere locale. Nel suo annuncio Faraone aveva raccontato che il gruppo si dava appuntamento ogni sera per mangiare una pizza da "Ulisse", un locale di Tommaso Natale colpito da intimidazioni nei mesi passati, prima di uscire per attaccare gli adesivi. La replica dei titolari della pizzeria è stata immediata e categorica. Tramite i propri canali social, la direzione del locale ha tenuto a precisare di non essere assolutamente al corrente dell'iniziativa e di non averla mai autorizzata, lamentando l'uso strumentale della propria situazione delicata per fini politici personali e ribadendo che il rapporto con Faraone è sempre stato esclusivamente quello tra attività e normali clienti.
Cosa succede adesso
Nonostante le frizioni con gli operatori economici locali coinvolti nelle dichiarazioni, Davide Faraone ha confermato che l'esperienza palermitana non rimarrà un caso isolato. Il gruppo di Italia Viva-Casa Riformista ha annunciato l'intenzione di proseguire la mobilitazione antimafia sul territorio siciliano con ulteriori campagne di sensibilizzazione. Verranno adottati nuovi linguaggi visivi e comunicativi, mirati a coinvolgere i residenti delle periferie e a stimolare la denuncia sistematica di ogni tentativo di estorsione.
Domande frequenti
- Chi ha ideato e realizzato la campagna delle cartoline antimafia a Palermo?
La paternità dell'iniziativa è stata rivendicata ufficialmente dal parlamentare Davide Faraone insieme ai militanti e ai volontari del partito politico Italia Viva-Casa Riformista. - Cosa c'era scritto sulle cartoline attaccate per le strade di Palermo?
Il messaggio principale era rivolto ai boss scarcerati, avvertendoli che in caso di nuove richieste di pizzo sarebbero stati denunciati. Nei manifesti affissi allo Zen, invece, si esortavano i giovani a non lavorare per la mafia per evitare il carcere. - Quali quartieri di Palermo sono stati coinvolti dalle affissioni?
Le cartoline adesive sono comparse a Uditore, Passo di Rigano, San Lorenzo, Resuttana, Acquasanta, Tommaso Natale, Sferracavallo e nel quartiere Zen. - Qual è stata la reazione dei commercianti citati nell'iniziativa?
I titolari della pizzeria "Ulisse" di Tommaso Natale hanno preso pubblicamente le distanze dalla rivendicazione di Faraone, dichiarando di essere estranei all'iniziativa e criticando l'uso della loro complessa situazione per scopi politici.
Resources
Sources and references cited in this article.

