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10 mila euro e 2 cellulari nel giallo del 31enne ucciso a Livorno

L’indagine sull’omicidio del trentunenne curdo al Castellaccio si concentra su denaro contante, telefoni, testimoni e sulla fidanzata non rintracciata.

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Aggiornato al: 10 giugno 2026

In una villa con piscina affittata per pochi giorni vicino al luogo dell’omicidio, la polizia ha trovato 10 mila euro in contanti. È il dettaglio che ha spostato l’indagine sull’uccisione di Tas oltre la scena del parcheggio del Castellaccio, sulle colline di Livorno. Il trentunenne curdo di nazionalità turca, richiedente asilo in Italia da pochi mesi, è morto dopo essere stato colpito con due spari nella notte tra domenica 7 e lunedì 8 giugno. La fidanzata, anche lei curda di nazionalità turca, non risulta rintracciabile.

Area collegata alle indagini sull’omicidio del trentunenne a Livorno
Gli accertamenti si concentrano sui movimenti della vittima prima dell’agguato.

Quello che si sa finora

L’allarme è scattato poco prima della mezzanotte nel parcheggio di via di Quercianella, accanto al centro sociale per anziani “Fabrizio Gioli” e vicino all’area destinata a un nuovo parco giochi. Due ragazzi e una ragazza, di ritorno da una cena in un ristorante della zona, hanno trovato l’uomo agonizzante e hanno chiesto aiuto a un residente, che ha chiamato il 112.

Sul posto sono intervenuti gli agenti delle volanti, l’ambulanza della Svs di Ardenza e l’automedica. Tas è stato trasportato in ospedale in condizioni disperate ed è morto poco dopo. Le prime ricostruzioni indicano due ferite da arma da fuoco: una alla gamba sinistra e una alla testa, in una dinamica che gli investigatori leggono come possibile azione mirata.

Il parcheggio del Castellaccio dove è stato trovato il trentunenne ferito
Il parcheggio del Castellaccio è diventato il centro dei rilievi della polizia scientifica.

La Squadra mobile di Livorno, diretta dal vicequestore Riccardo Signorelli, sta lavorando sotto il coordinamento della Procura. Il fascicolo è per omicidio. Tra gli elementi acquisiti ci sono filmati di videosorveglianza privata, tracce sul terreno e due telefoni cellulari trovati nelle tasche della vittima.

Il nodo dei dispositivi è delicato: uno dei telefoni sarebbe rotto, l’altro un iPhone recente con un codice da superare senza danneggiare la memoria. In un’indagine di questo tipo, i cellulari possono chiarire contatti, appuntamenti, spostamenti e messaggi precedenti all’agguato. Non sono dettagli tecnici marginali: possono indicare perché Tas si trovasse in un luogo che, secondo le ricostruzioni, non era un punto di passaggio casuale.

La perquisizione nella casa affittata dalla vittima ha aggiunto un altro interrogativo. Nell’abitazione, descritta come una villa con piscina, gli investigatori hanno trovato un rotolo di banconote per 10 mila euro, poi sequestrato. Le fonti indicano che Tas non risultava avere precedenti di polizia, non risultava impiegato e non risultava titolare di un’auto.

Reazioni e risposte

La famiglia della vittima si è rivolta all’avvocato Roberto Ghini di Modena, che ha nominato un medico legale di parte per assistere all’autopsia eseguita all’istituto di medicina legale dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana dal professor Marco Di Paolo. Il legale ha respinto le ricostruzioni circolate sui media turchi, che parlano di un possibile agguato legato a un fratello della vittima, ipotesi che in Italia risulta al vaglio ma senza conferme definitive nei contenuti disponibili.

In questo momento, come difensore – le sue parole – non posso che provare estremo dispiacere nel leggere certe ricostruzioni.

— Roberto Ghini, avvocato della famiglia

Ghini ha chiesto alla procura di Livorno lo svolgimento di indagini specifiche e ha insistito sulla necessità di non trasformare le origini della vittima in terreno di speculazione. La posizione della famiglia è centrata su un punto concreto: arrivare rapidamente all’identificazione di chi ha ucciso Tas e consentire il rimpatrio della salma.

Un’altra voce utile agli investigatori è quella di Federico, ristoratore della zona, ascoltato più volte dalla Squadra mobile. La sua testimonianza riguarda due uomini notati prima dell’omicidio nei pressi del ristorante.

Sono rimasti un pochino nella zona, si guardavano intorno, camminavano su e giù per la via.

— Federico, ristoratore ascoltato dagli investigatori

Sul territorio

Per Livorno, il caso pesa perché un omicidio con queste modalità rompe la percezione di sicurezza in una frazione collinare e poco trafficata. Il Castellaccio dista circa 13 chilometri dalla città: proprio questa distanza rafforza la domanda centrale degli investigatori, cioè come la vittima sia arrivata lì e se sia stata accompagnata o attirata sul posto.

Il luogo del ritrovamento nel parcheggio del Castellaccio a Livorno
La posizione isolata del parcheggio è uno dei punti chiave nella ricostruzione degli spostamenti.

Il caso tocca anche la comunità curda presente in città, indicata nelle fonti come numerosa. Tas era arrivato da poco e aveva chiesto protezione internazionale sostenendo di essere perseguitato politicamente nel Paese d’origine. Questo non indica da solo un movente, ma spiega perché gli investigatori stiano considerando anche piste che superano il contesto locale.

La fidanzata, identificata dagli investigatori ma non ancora rintracciata secondo le informazioni disponibili, è considerata una persona da sentire perché potrebbe conoscere abitudini, contatti e spostamenti della vittima. La Squadra mobile ha già allertato Europol.

I prossimi passaggi

Gli accertamenti proseguono su più fronti: analisi dei telefoni, verifica delle telecamere private, ricostruzione degli ultimi movimenti e ascolto dei testimoni. Restano aperti i quesiti principali: chi ha sparato, perché Tas era nel parcheggio, come si è mosso prima dell’agguato e da dove provenissero i contanti trovati nella villa.

Nei contenuti disponibili non emerge un movente accertato. Sono citate diverse ipotesi investigative, dalla trappola al regolamento di conti, fino a scenari collegati alla vita precedente della vittima, ma nessuna è indicata come confermata.

In breve

  • La vittima è un trentunenne curdo di nazionalità turca, richiedente asilo in Italia.
  • È stata trovata agonizzante nel parcheggio di via di Quercianella, al Castellaccio, tra il 7 e l’8 giugno.
  • Le ferite indicate dalle ricostruzioni sono due: una alla gamba sinistra e una alla testa.
  • Nella casa affittata dalla vittima sono stati sequestrati 10 mila euro in contanti.
  • Gli investigatori stanno analizzando due telefoni cellulari e filmati di videosorveglianza.
  • La fidanzata della vittima non risulta rintracciabile e gli investigatori hanno allertato Europol.

Domande frequenti

Chi era il 31enne ucciso a Livorno?

Era un cittadino curdo di nazionalità turca, richiedente asilo in Italia da pochi mesi. Le fonti lo indicano inizialmente come Ylias Tas e poi anche come Yilmaz Tas.

Dove è avvenuto l’omicidio di Livorno?

Il trentunenne è stato trovato nel parcheggio di via di Quercianella, nella frazione del Castellaccio, accanto al centro sociale per anziani “Fabrizio Gioli”.

Perché si parla di possibile esecuzione?

Per la dinamica indicata dalle prime ricostruzioni: un colpo alla gamba e uno alla testa. Gli investigatori non hanno però indicato un movente accertato nei contenuti disponibili.

Che cosa è stato trovato nella casa della vittima?

Durante la perquisizione nella villa con piscina affittata da Tas sono stati sequestrati 10 mila euro in contanti e documenti cartacei.

Quali sono i prossimi sviluppi dell’indagine?

Gli investigatori stanno lavorando sui due telefoni della vittima, sulle immagini delle telecamere private, sui testimoni e sulla ricerca della fidanzata da ascoltare.