La Corte di Assise di Lucca ha condannato Cinzia Dal Pino a 18 anni per omicidio volontario, ma ha disposto che la pena sia scontata in detenzione domiciliare. È il verdetto sul caso di Viareggio nato dall’inseguimento dell’uomo che le aveva sottratto la borsa e finito con l’investimento mortale. La sentenza di primo grado chiude una fase processuale seguita in tutta Italia, anche per il peso delle immagini di videosorveglianza entrate al centro del dibattimento.

Che cosa è emerso finora
Secondo la ricostruzione confluita nel processo, l’episodio risale all’8 settembre 2024, a Viareggio. Noureddine Mezgui, detto Said, cittadino marocchino di 52 anni, aveva sottratto la borsa all’imprenditrice balneare mentre lei stava salendo in auto. Dal Pino lo inseguì con il suo Suv e lo travolse più volte, causandone la morte.
La decisione della Corte di Assise di Lucca ha riconosciuto la responsabilità per omicidio volontario. La procura aveva chiesto l’ergastolo, contestando una condotta consapevole e punitiva; la difesa, invece, aveva sostenuto una diversa qualificazione del fatto, chiedendo l’eccesso colposo di legittima difesa o l’omicidio preterintenzionale. Il verdetto ha escluso l’ergastolo e ha fissato la pena a 18 anni, con concessione delle attenuanti generiche e senza le aggravanti contestate dall’accusa, secondo quanto riportato da Virgilio Notizie.

Le immagini di una telecamera privata hanno avuto un ruolo decisivo nel trasformare il caso in una vicenda nazionale. Nei filmati, secondo le ricostruzioni pubblicate, si vede il Suv raggiungere Mezgui e investirlo mentre l’uomo si trova a piedi con la refurtiva; dopo l’investimento, Dal Pino recupera la borsa e si allontana. Sky TG24 riferisce che l’autopsia ha indicato una grave lacerazione dell’aorta addominale, con emorragia interna e numerose fratture compatibili con l’investimento.
La perizia psichiatrica disposta dalla Corte ha escluso vizi di mente: l’imputata è stata ritenuta capace di intendere e di volere al momento del fatto. Questo punto ha inciso sul perimetro del processo, perché ha lasciato alla Corte il compito di valutare soprattutto la natura giuridica della condotta: difesa eccedente, evento non voluto oppure volontà omicida. La risposta arrivata dal verdetto è stata la condanna per omicidio volontario.
Le posizioni in aula
La procura ha letto l’inseguimento e l’investimento come una reazione punitiva, non come un tentativo di bloccare l’uomo. Il Fatto Quotidiano ha riportato che la pm Sara Solino aveva chiesto l’ergastolo sostenendo l’esistenza di una volontà omicidiaria e dell’intento di punire Mezgui come forma di giustizia privata.
La difesa, affidata agli avvocati Enrico Marzaduri e Alberto Gargani, ha sostenuto una tesi opposta: Dal Pino avrebbe voluto recuperare la borsa e non vendicarsi. In aula, l’imprenditrice aveva raccontato di aver avuto paura e di aver pensato agli effetti personali contenuti nella borsa, compresi documenti, orologio e un biglietto con password di conti bancari e altri accessi.
Non volevo ucciderlo, ma solo farlo cadere per bloccarlo: non mi sono neppure resa conto di averlo colpito.
La Corte non ha accolto la ricostruzione difensiva fino al punto di derubricare il reato. Ha però stabilito una pena inferiore all’ergastolo richiesto dall’accusa e la detenzione domiciliare, una scelta che rende la sentenza particolarmente rilevante anche sul piano della percezione pubblica della giustizia penale.
Come riguarda i lettori
Per chi vive in Italia, il caso parla direttamente del confine tra difesa, recupero di un bene rubato e reazione penalmente punibile. Il furto o la rapina subiti non autorizzano una risposta violenta fuori dal controllo delle forze dell’ordine: la sentenza chiarisce che l’inseguimento con un veicolo, quando produce la morte, può essere valutato come omicidio volontario.

Il nodo non è solo giudiziario. La vicenda ha diviso l’opinione pubblica perché nasce da un reato subito e finisce con un altro fatto, molto più grave: la morte di un uomo. In casi simili, il rischio per i cittadini è confondere la paura immediata con la possibilità di farsi giustizia da soli. Il processo di Lucca mostra invece che i giudici valutano la proporzione della reazione, la sequenza delle azioni e la consapevolezza delle conseguenze.
La decisione avrà effetto anche sul dibattito nazionale sulla sicurezza urbana. Non cambia le regole per chi subisce un furto, ma ricorda che la risposta deve restare dentro i limiti della legge: chiamare le forze dell’ordine, mettersi in sicurezza e fornire elementi utili all’identificazione resta il percorso che protegge vittime e terzi da conseguenze irreversibili.
Che cosa succederà adesso
La sentenza è di primo grado. Dal Pino sconterà la pena in detenzione domiciliare, come stabilito dalla Corte, mentre le parti potranno valutare i passaggi successivi previsti dal processo. Nel frattempo, secondo il Corriere Fiorentino, si è aperto anche un percorso di giustizia riparativa consentito dalla Legge Cartabia, che potrebbe incidere in seguito solo se si raggiungesse un accordo tra i legali delle parti.
I punti essenziali
- Cinzia Dal Pino è stata condannata a 18 anni per omicidio volontario.
- La vittima era Noureddine Mezgui, detto Said, travolto a Viareggio l’8 settembre 2024.
- La procura aveva chiesto l’ergastolo; la difesa aveva chiesto una diversa qualificazione del reato.
- La perizia psichiatrica ha escluso vizi di mente al momento del fatto.
- La Corte ha disposto la detenzione domiciliare.
Domande frequenti
Perché Cinzia Dal Pino è stata condannata?
È stata condannata perché la Corte di Assise di Lucca l’ha ritenuta responsabile di omicidio volontario per la morte di Noureddine Mezgui, travolto con il Suv dopo il furto della borsa.
Quanti anni dovrà scontare Cinzia Dal Pino?
La pena stabilita in primo grado è di 18 anni. La Corte ha disposto che venga scontata in detenzione domiciliare.
Che cosa era successo a Viareggio?
L’8 settembre 2024 Mezgui sottrasse la borsa a Dal Pino. Lei lo inseguì in auto e lo investì più volte, recuperando poi la borsa.
La difesa aveva chiesto la legittima difesa?
La difesa aveva chiesto di qualificare il fatto come eccesso colposo di legittima difesa o come omicidio preterintenzionale. La Corte non ha accolto questa impostazione.
La sentenza è definitiva?
No. Si tratta della sentenza di primo grado della Corte di Assise di Lucca; le parti potranno valutare i successivi passaggi processuali previsti dalla legge.
