Minetti, la testimone ritratta e il caso finisce in tribunale

La ritrattazione di Graciela De Los Santos riaccende il caso della grazia a Nicole Minetti. Ora pesano verifiche chiuse, cause milionarie e nuove udienze.

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Aggiornato: 9 giugno 2026

La vicenda della grazia a Nicole Minetti si è riaccesa tra Milano, Roma, New York e l’Uruguay dopo la ritrattazione di Graciela Mabel De Los Santos Torres, ex massaggiatrice della tenuta Gin Tonic di Giuseppe Cipriani. La Procura generale di Milano ha chiuso le verifiche sui presupposti della clemenza, mentre Minetti e Cipriani hanno avviato azioni legali milionarie contro chi ha pubblicato le accuse.

Il punto non è più solo la grazia concessa a febbraio e confermata il 4 giugno: ora lo scontro riguarda l’attendibilità della testimonianza, i limiti della cronaca e il peso reputazionale di accuse diffuse su più piattaforme. Per chi legge dall’Italia, la storia tocca anche un tema molto concreto: come vengono controllate le informazioni prima che incidano su decisioni pubbliche e vite private.

Il caso sulla grazia a Nicole Minetti tra verifiche giudiziarie e ritrattazione della testimone
La ritrattazione della testimone ha spostato il caso dal piano politico a quello giudiziario e mediatico.

Il racconto completo

La sequenza parte dalla grazia concessa a Nicole Minetti, ex consigliera regionale lombarda, per una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi legata a due condanne: peculato e favoreggiamento della prostituzione. Secondo gli atti richiamati nelle ricostruzioni, la richiesta era fondata sul cambiamento di vita e sulla necessità di assistere il figlio adottato in Uruguay, bisognoso di cure frequenti negli Stati Uniti.

Dopo la pubblicazione di articoli che mettevano in dubbio il quadro valutato per la grazia, il presidente Sergio Mattarella ha chiesto ulteriori approfondimenti. La Procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni, ha confermato che non c’erano elementi per rivalutare il provvedimento; il Quirinale ha poi preso atto delle conclusioni e il 4 giugno ha escluso una revisione della clemenza.

Documenti e verifiche sulla grazia concessa a Nicole Minetti
Le verifiche milanesi hanno confermato il percorso seguito per la concessione della grazia.

Nel frattempo, la figura centrale è diventata Graciela Mabel De Los Santos Torres. La donna, che aveva lavorato nella tenuta uruguaiana Gin Tonic, aveva raccontato accuse su presunti festini, escort e molestie. Poi è arrivata una dichiarazione giurata di 4 pagine, depositata davanti a un notaio il 29 maggio, in cui ha ritrattato le accuse e sostenuto che alcune frasi sarebbero state estrapolate dal contesto.

La ritrattazione non ha chiuso il fronte mediatico. Sono state pubblicate conversazioni, messaggi e materiali per sostenere la correttezza del lavoro giornalistico svolto. Dall’altra parte, Cipriani e Minetti hanno scelto la via giudiziaria: una causa da 250 milioni di dollari negli Stati Uniti e una richiesta di 5 milioni e un centesimo di euro davanti al Tribunale di Roma.

I protagonisti

Nicole Minetti è al centro della vicenda perché beneficiaria della grazia e destinataria delle accuse poi ritrattate. Giuseppe Cipriani, suo compagno e imprenditore, è coinvolto per la tenuta Gin Tonic in Uruguay e per le azioni legali avviate a tutela della reputazione sua e della coppia.

Graciela Mabel De Los Santos Torres è la testimone attorno alla quale ruota la parte più delicata della storia. Nella dichiarazione giurata ha scritto di non aver constatato con certezza il coinvolgimento di Minetti in attività finalizzate a reclutare prostitute e ha parlato di esposizione pubblica non desiderata.

Carlo Nordio, ministro della Giustizia, ha definito chiusa la questione sul piano istituzionale, spiegando anche che una rogatoria verso l’Uruguay non sarebbe possibile per mancanza di base nei trattati internazionali. Giuseppe Tango, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, è intervenuto sul confine tra diritto di critica e cornice di liceità.

La stampa ha tutto il diritto di criticare: lo si faccia ovviamente nei termini di una continenza e di una giusta cornice di liceità.

— Giuseppe Tango, presidente dell’Associazione nazionale magistrati

Numeri e dati

Il dato più pesante è la causa da 250 milioni di dollari depositata alla Corte distrettuale di New York contro il quotidiano che ha pubblicato l’inchiesta e contro la Rai. La cifra segnala che lo scontro non riguarda solo una smentita pubblica: riguarda il danno reputazionale che Cipriani e Minetti ritengono di aver subito su scala internazionale.

In Italia, la richiesta di risarcimento è di 5 milioni e un centesimo di euro e coinvolge la società editoriale, il direttore Marco Travaglio e una quindicina di giornalisti. La prima udienza di mediazione è fissata per il 26 giugno. Un altro passaggio già in calendario è il 12 giugno davanti al Tribunale di sorveglianza di Milano per certificare la cancellazione della pena.

C’è poi un numero istituzionale utile a capire il contesto: nell’attuale mandato presidenziale, in corso da oltre 4 anni, sono stati concessi 42 provvedimenti di grazia, ma solo 12 sono stati resi pubblici con un comunicato. Questo spiega perché la riservatezza non sia, da sola, un’anomalia nella gestione di casi che coinvolgono salute, minori e vicende familiari.

Perché pesa

Questa storia pesa perché mette insieme tre piani che in Italia spesso si intrecciano male: decisioni istituzionali, inchieste giornalistiche e reputazione personale. Quando una grazia viene contestata pubblicamente, il controllo dell’informazione diventa parte del procedimento politico e mediatico, anche se la decisione formale resta nelle mani del Quirinale dopo i pareri previsti.

Lo scontro tra cronaca, giustizia e reputazione nel caso Minetti
Il caso solleva una domanda concreta: fin dove può spingersi la cronaca quando le verifiche giudiziarie dicono altro?

Per i lettori italiani il nodo è semplice: una notizia può incidere su una valutazione pubblica anche prima che un giudice stabilisca se sia vera o falsa. Qui la Procura ha ritenuto non corrispondenti al vero le circostanze centrali contestate, mentre chi ha pubblicato l’inchiesta sostiene di avere materiali a supporto del proprio lavoro.

Il caso ricorda altre tensioni italiane tra stampa e magistratura, ma ha una particolarità: la testimone principale prima parla, poi si ritrae, poi diventa oggetto di una disputa sui consensi dati, ritirati o modificati. È proprio questo passaggio, più della polemica politica, a rendere la vicenda ancora aperta.

Cosa succede ora

Il prossimo passaggio confermato è il 12 giugno, quando il Tribunale di sorveglianza di Milano dovrà occuparsi della cancellazione della pena. Il 26 giugno è invece fissata la prima udienza di mediazione nella causa civile avviata a Roma da Cipriani e Minetti.

Sul fronte statunitense, la causa da 250 milioni di dollari apre un capitolo diverso, legato alla reputazione internazionale e alla diffusione delle accuse. Sul piano politico, il ministro Nordio ha detto che per il governo il caso è chiuso, pur lasciando al proprio legale la valutazione su eventuali ulteriori iniziative.

Domande frequenti

Perché si parla ancora della grazia a Nicole Minetti?

Perché dopo la grazia concessa a febbraio e confermata il 4 giugno sono emerse accuse giornalistiche, una ritrattazione della testimone principale e nuove cause civili.

Chi è Graciela Mabel De Los Santos Torres?

È l’ex massaggiatrice della tenuta Gin Tonic in Uruguay. Le sue dichiarazioni sulle presunte attività nella proprietà di Cipriani sono diventate centrali nella vicenda.

Che cosa ha ritrattato la testimone?

In una dichiarazione giurata di 4 pagine ha negato di avere certezze sul coinvolgimento di Minetti in attività legate al reclutamento di prostitute e ha parlato di frasi estrapolate dal contesto.

La grazia a Minetti è stata revocata?

No. Dopo ulteriori approfondimenti, il Quirinale ha preso atto delle conclusioni della Procura generale di Milano e non ha rivalutato il provvedimento.

Quanto chiedono Cipriani e Minetti come risarcimento?

Negli Stati Uniti è stata depositata una causa da 250 milioni di dollari. A Roma è stata avviata anche una richiesta da 5 milioni e un centesimo di euro.

Quali sono le prossime date del caso?

Il 12 giugno è prevista l’udienza al Tribunale di sorveglianza di Milano; il 26 giugno è fissata la prima udienza di mediazione nella causa civile a Roma.