Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione

La Procura di Roma indaga su tre persone per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio nel progetto del Ponte sullo Stretto.

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La Procura di Roma ha aperto il 9 giugno 2026 un'inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, con tre persone indagate e perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros. L'indagine riguarda il tentativo, secondo l'accusa, di condizionare l'esame di legittimità della Corte dei conti sull'approvazione del progetto definitivo dell'opera.

Il caso tocca uno dei dossier infrastrutturali più sensibili del Paese: non solo perché il ponte dovrebbe collegare Sicilia e Calabria, ma perché il controllo della Corte dei conti era un passaggio decisivo prima della pubblicazione degli atti e dell'avvio dei cantieri. La società Stretto di Messina ha dichiarato di essere estranea ai fatti e disponibile a collaborare con gli inquirenti.

Ponte sullo Stretto di Messina, inchiesta della Procura di Roma
L'inchiesta riguarda il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto e il controllo di legittimità della Corte dei conti.

La storia completa

Secondo la nota della Procura di Roma, l'ufficio giudiziario ha delegato i carabinieri del Ros all'esecuzione di un decreto di perquisizione a carico di tre persone: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti in pensione dal febbraio 2026, Vincenzo Virgiglio, indicato negli atti come responsabile delle relazioni esterne dell'associazione Accademia Calabria, e Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato ed ex componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa.

Il cuore dell'accusa è preciso: i tre avrebbero agito per condizionare l'esame di legittimità della Corte dei conti sulla delibera Cipess n. 41/25, con cui era stato approvato il progetto definitivo del ponte con prescrizioni e raccomandazioni. La Corte dei conti, in questo passaggio, non decideva il valore politico dell'opera, ma verificava la legittimità degli atti: un controllo tecnico-contabile che poteva incidere direttamente sui tempi del progetto.

Gli inquirenti contestano a Miele di aver rivelato informazioni riservate sugli orientamenti di altri magistrati contabili e sull'andamento della camera di consiglio. In cambio, secondo l'impostazione accusatoria, avrebbe ricevuto o accettato la promessa di utilità: raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da Accademia Calabria e interventi per sostenere aspirazioni professionali dopo il pensionamento.

Perquisizioni del Ros nell
Le perquisizioni sono state svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone.

Le perquisizioni hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici e documenti, che saranno analizzati per verificarne il valore probatorio. Negli atti citati dalle fonti compaiono anche intercettazioni in cui Miele parla della situazione del progetto come critica e in salita, facendo riferimento a un report riservato e alla necessità di restare aggiornati sulla procedura.

La società Stretto di Messina, attraverso l'amministratore delegato Pietro Ciucci, ha respinto ogni coinvolgimento diretto nell'indagine. Ciucci ha dichiarato: la società è totalmente estranea e ha confermato la disponibilità a collaborare con le autorità.

Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto

— Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina

I protagonisti

I nomi centrali dell'inchiesta sono tre. Tommaso Miele è l'ex presidente aggiunto della Corte dei conti, in quiescenza dal febbraio 2026. Vincenzo Virgiglio è indicato come imprenditore e responsabile delle relazioni esterne di Accademia Calabria. Giacomo Francesco Saccomanno è un avvocato già nel consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa.

La Procura di Roma, guidata dal procuratore capo Francesco Lo Voi secondo quanto riportato dalle fonti, ipotizza reati di corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio. Le condotte contestate, sempre secondo l'accusa, sarebbero avvenute a Roma a partire dall'autunno del 2025.

La vicenda è entrata subito nel confronto politico. Angelo Bonelli di Avs ha criticato il modello di finanziamento dell'opera, mentre Giovanni Donzelli di FdI ha sostenuto che eventuali responsabilità individuali non debbano bloccare le grandi infrastrutture.

Siamo contenti che pare, leggiamo dalle agenzie perché non abbiamo informazioni diverse da queste, che non sia riuscito.

— Giovanni Donzelli, FdI

I numeri

Gli elementi numerici disponibili aiutano a capire la portata del procedimento. Gli indagati sono 3. Le perquisizioni sono state svolte in 3 aree: Roma, provincia di Reggio Calabria e provincia di Frosinone. Miele risulta in pensione dal febbraio 2026, mentre i fatti contestati sarebbero iniziati nell'autunno del 2025.

Un altro riferimento chiave è la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, citata negli atti, seguita da un ulteriore rigetto del 17 novembre. La delibera al centro del controllo è la Cipess n. 41/25, relativa all'approvazione del progetto definitivo con prescrizioni e raccomandazioni.

Che cosa significa

Questa inchiesta pesa perché arriva su un passaggio istituzionale delicato: il controllo della Corte dei conti non è una formalità, ma una verifica che condiziona la possibilità di far avanzare un'opera pubblica. Se, come sostiene l'accusa, qualcuno ha provato a influenzare quel controllo, il problema non riguarda solo il ponte, ma la fiducia nelle procedure che regolano le grandi opere.

Controlli della Corte dei conti sul progetto del Ponte sullo Stretto
Il controllo della Corte dei conti era legato alla legittimità degli atti sul progetto definitivo.

Per i lettori italiani il punto concreto è doppio. Da un lato c'è il destino di un'infrastruttura discussa da anni e presentata come strategica per collegare Messina e Reggio Calabria. Dall'altro c'è il tema dei tempi: secondo una delle ricostruzioni, il parere della Corte era decisivo per la pubblicazione del progetto definitivo in Gazzetta Ufficiale e quindi per l'apertura dei primi cantieri.

Il governo, dopo il mancato via libera dell'ottobre 2025, aveva deciso di non forzare le procedure e di lavorare sui problemi segnalati. L'inchiesta ora aggiunge un livello giudiziario a una vicenda già complessa sul piano tecnico, politico e amministrativo.

Cosa aspettarsi

Il passaggio confermato è l'analisi dei dispositivi elettronici e dei documenti sequestrati durante le perquisizioni. Da quelle verifiche gli investigatori cercheranno riscontri alle ipotesi di corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio.

La società Stretto di Messina ha annunciato collaborazione con le autorità e ha ribadito di voler proseguire il progetto conformandosi ai rilievi della Corte dei conti e al DL Commissari dell'11 marzo 2026. Sul piano giudiziario, la posizione degli indagati resta legata agli accertamenti della Procura di Roma.

Domande frequenti

Chi sono gli indagati nell'inchiesta sul Ponte sullo Stretto?

Gli indagati indicati negli atti sono Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Vincenzo Virgiglio e Giacomo Francesco Saccomanno. Le fonti li collegano, rispettivamente, al ruolo di magistrato contabile in pensione, imprenditore e avvocato già nel cda della Stretto di Messina Spa.

Quali reati ipotizza la Procura di Roma?

L'inchiesta riguarda corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio. Secondo l'accusa, gli indagati avrebbero cercato di condizionare l'esame della Corte dei conti sul progetto definitivo del ponte.

Che ruolo aveva la Corte dei conti sul progetto?

La Corte dei conti doveva esaminare la legittimità degli atti relativi all'approvazione del progetto definitivo. Quel passaggio era decisivo per la pubblicazione del progetto in Gazzetta Ufficiale e per l'avvio dei primi cantieri.

La società Stretto di Messina è indagata?

Dalle fonti fornite emerge che la società ha dichiarato di essere totalmente estranea ai fatti. L'amministratore delegato Pietro Ciucci ha detto che l'azienda collaborerà con le autorità e prenderà misure a tutela degli interessi aziendali e del progetto.

Dove sono state fatte le perquisizioni?

Le perquisizioni sono state eseguite a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone. Sono stati sequestrati dispositivi elettronici e documenti che saranno sottoposti ad analisi.